Violazione della disciplina per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e responsabilità penale


Ai fini della responsabilità penale del datore di lavoro deve essere provato il nesso eziologico tra le condotte negligenti dello stesso e i gravi eventi verificatesi in azienda.


Secondo l’accertamento compiuto dai giudici di merito, alcuni lavoratori avevano acceso un fuoco nel camino posto in un locale che, interno al cantiere presso il quale operavano, veniva impiegato dagli operai per il ristoro e il consumo dei pasti. L’accensione del fuoco aveva determinato l’esplosione di un contenitore metallico di acqua calda sito all’interno della canna fumaria del camino e il conseguente ferimento dei quattro lavoratori. L’esplosione avrebbe potuto essere evitata se l’impianto fosse stato corredato di un vaso di espansione, il quale avrebbe assicurato che l’acqua surriscaldata o il vapore sarebbero fuoriusciti dalla canna fumaria in sicurezza.
Pertanto, all’amministratore unico, al direttore dei lavori e coordinatore per la progettazione e l’esecuzione, e al responsabile di cantiere di una ditta, erano state ascritte una generica negligenza, imperizia e imprudenza e la violazione della disciplina per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, la mancata verifica dell’idoneità del Piano Operativo di Sicurezza per i locali ove avvenne il sinistro, la mancata designazione del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e dei lavoratori incaricati di attuare le misure attinenti alla prevenzione incendi e alla gestione delle emergenze, l’omessa formazione e informazione dei lavoratori sui rischi specifici connessi all’attività lavorativa. Tuttavia, dopo aver ritenuto accertata la violazione della normativa speciale di settore e il mancato adempimento degli obblighi inerenti la sicurezza previsti, in sede di merito è stata esclusa la penale responsabilità degli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”, perché ritenuto non provato il nesso eziologico tra le condotte degli imputati e i gravi eventi.
I giudici hanno ritenuto sussistenti le condotte trasgressive di specifiche prescrizioni cautelari positivizzate, ma hanno ritenuto anche che tali trasgressioni non abbiano avuto efficienza causale, vale a dire che l’eventuale comportamento alternativo lecito non avrebbe evitato il verificarsi dell’evento.