La riferibilità di un rapporto di lavoro a un gruppo di imprese prescinde dalla sua genuinità


La direzione ed il coordinamento che compete alle società capogruppo può evolversi in forme molteplici che possono riflettere una ingerenza talmente pervasiva da annullare l’autonomia organizzativa delle singole società operative; di qui, anche in presenza di gruppi genuini (e non finalizzati alla elusione di norme imperative), ma fortemente integrati, è possibile che esista un rapporto di lavoro che veda nella posizione del lavoratore un’unica persona e nella posizione del datore di lavoro più persone, rendendo così solidale l’obbligazione del datore di lavoro.


Una Corte d’appello territoriale, in parziale accoglimento dell’appello proposto da un lavoratore ed in riforma della sentenza di primo grado, aveva dichiarato l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra il predetto e le società di un gruppo, essendo inefficace il licenziamento a lui intimato, e ordinato alle predette società di reintegrarlo nel posto di lavoro. La Corte, in particolare, aveva interpretato la domanda del lavoratore, formalmente dipendente della società controllata con la qualifica di quadro e le mansioni di IT (Information Tecnhology) Manager, in maniera tale da prospettare sia la diretta riferibilità del rapporto di lavoro in capo alla società controllante, sia l’esistenza di una codatorialità.
Ricorrono così in Cassazione le società del gruppo, censurando principalmente che la sentenza fosse contraria all’indirizzo giurisprudenziale che individua un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro solo ove il frazionamento di un’unica attività fra i vari soggetti del collegamento economico funzionale sia frutto di simulazione o preordinazione in frode alla legge.
Per la Suprema Corte il ricorso non è meritevole di accoglimento, dovendo darsi atto dell’evoluzione giurisprudenziale quanto alla costruzione del rapporto di lavoro in cui la parte datoriale sia rappresentata da una pluralità di imprese. L’iniziale approccio della giurisprudenza, infatti, ha valorizzato le frammentazioni fraudolente fra più società, finalizzate alla elusione delle norme imperative (ad esempio, in relazione al requisito occupazionale rilevante per la tutela “reale” o all’ampiezza dell’obbligo di repechage), ed ha dato rilievo all’impresa unica sottostante al gruppo. In tal senso, si è sostenuto che il collegamento economico funzionale tra imprese gestite da società di un medesimo gruppo non comporta il venir meno dell’autonomia delle singole società dotate di personalità giuridica distinta. Il centro unitario di imputazione era individuato in presenza di specifici requisiti:
a) unicità della struttura organizzativa e produttiva;
b) integrazione tra le attività esercitate dalle varie imprese del gruppo e il correlativo interesse comune;
c) coordinamento tecnico e amministrativo-finanziario, tale da individuare un unico soggetto direttivo che faccia confluire le diverse attività delle singole imprese verso uno scopo comune;
d) utilizzazione contemporanea della prestazione lavorativa da parte delle varie società titolari delle distinte imprese, nel senso che la stessa sia svolta in modo indifferenziato e contemporaneamente in favore dei vari imprenditori.
Un passo successivo nella sistemazione dogmatica del tema, nel senso della ammissione di una codatorialità in riferimento a gruppi genuini, è stato compiuto, sulla scia della nozione di “direzione e coordinamento” di società. Si è sostenuto, cioè, che la direzione ed il coordinamento che compete alle società capogruppo può evolversi in forme molteplici che possono riflettere una ingerenza talmente pervasiva da annullare l’autonomia organizzativa delle singole società operative, accreditando un uso puramente strumentale o, in altri termini, puramente “opportunistico” della struttura di gruppo. I predetti tre indici individuati quali sintomatici di una frode alla legge, sono divenuti tratti caratteristici della fattispecie della direzione e del coordinamento di società ed in presenza del quarto requisito, vale a dire della utilizzazione promiscua della forza lavoro da parte delle diverse società del gruppo, queste possono essere considerate codatrici del medesimo lavoratore, secondo lo schema della obbligazione soggettivamente complessa.