Intervento del Fondo di garanzia in caso di trasferimento d’azienda: rileva l’esigibilità del TFR


L’Inps, con messaggio n. 2272 del 14 giugno 2019, fornisce le indicazioni riepilogative sulle modalità di intervento del Fondo di garanzia nelle diverse ipotesi di trasferimento d’azienda. Eventuali richieste di riesame delle istanze saranno decise alla luce delle indicazioni fornite, fatta salva l’eventuale decadenza dall’azione giudiziaria, nonché quanto disposto con sentenza passata in giudicato.


Nella ipotesi in cui il trasferimento sia stato effettuato da azienda cedente in bonis, il Fondo di garanzia può intervenire, per l’intero importo del TFR maturato in capo ai lavoratori ceduti, solo in caso di insolvenza del datore di lavoro cessionario. In tal senso, anche la Corte di Cassazione (ex multis, sentenza n. 19277 del 19 luglio 2018), per cui l’intervento del Fondo di garanzia (art. 2, L. n. 297/1982 e art. 2, D.Lgs. n. 80/1992) è consentito laddove sia stato dichiarato insolvente ed ammesso alle procedure concorsuali il datore di lavoro che è tale al momento in cui la domanda di insinuazione al passivo viene proposta. Il TFR, infatti, diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto e, dunque, il fatto che erroneamente il credito maturato fino al momento della cessione d’azienda sia stato ammesso allo stato passivo nella procedura fallimentare del datore di lavoro cedente, non può vincolare l’Inps che è estraneo alla procedura e che deve contestare il credito per TFR sostenendo che esso non è ancora esigibile, neppure in parte, per cui non è operante la garanzia del Fondo. Ciò, trova applicazione anche in presenza di un eventuale accordo con il quale il lavoratore rinuncia alla solidarietà del cessionario per i crediti di lavoro esistenti al momento del trasferimento. Del resto, detto accordo non può produrre alcun effetto nei confronti dell’Inps che non ne è stato parte e perché sostanzialmente invalido in quanto diretto a modificare la normativa legale su forme di previdenza e di assistenza obbligatorie e su contribuzioni e prestazioni relative o perché suscettibile di eludere gli obblighi delle parti attinenti alle suddette materie. Ulteriormente, è consentito ai lavoratori, avvalendosi delle procedure di conciliazione, di liberare dalla responsabilità patrimoniale dei crediti esistenti al momento del trasferimento, il cedente e non già il cessionario.
Quando il trasferimento è attuato da aziende assoggettate a fallimento, concordato preventivo con cessione dei beni, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria, qualora non sia stata disposta o sia cessata la continuazione dell’attività, per i lavoratori il cui rapporto di lavoro continua con l’acquirente non si applicano le tutele ordinariamente previste (art. 2112 c.c.), salvo che dall’accordo raggiunto in sede di consultazione risultino condizioni di miglior favore (art. 47, co. 5, L. 29 dicembre 1990, n. 428). Con riferimento a tale ipotesi di deroga, dunque, il Fondo corrisponde il TFR maturato alle dipendenze del cedente sino alla data del trasferimento, salvo che l’accordo sindacale preliminare al trasferimento non abbia previsto, quale condizione di miglior favore, l’accollo del TFR da parte dell’acquirente stesso. Siffatto assetto interpretativo trova ora espressa conferma nel “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, in vigore dal 15 agosto 2020, per cui alla fattispecie suesposta non si applicano le tutele ordinarie (art. 2112, co. 2, c.c.) ed il trattamento di fine rapporto è immediatamente esigibile nei confronti del cedente dell’azienda. Il Fondo di garanzia, in presenza delle ulteriori condizioni (art. 2, L. 29 maggio 1982, n. 297), interviene anche a favore dei lavoratori che passano senza soluzione di continuità alle dipendenze dell’acquirente; la data del trasferimento tiene luogo di quella della cessazione del rapporto di lavoro, anche ai fini dell’individuazione dei crediti di lavoro diversi dal trattamento di fine rapporto, da corrispondere.
Con riferimento all’affitto dell’azienda del fallito (art. 104-bis, Legge Fallimentare; a partire dal 15 agosto 2020, art. 212, Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), superando le indicazioni in precedenza impartite, il credito per TFR, in presenza degli altri requisiti previsti (art. 2, L. n. 297/1982), deve essere considerato esigibile all’atto del trasferimento. Di contro, con riferimento all’ipotesi di fallimento di una delle parti nel corso dell’esecuzione di un contratto di affitto d’azienda stipulato quando le imprese erano in bonis, non essendo il fallimento di uno dei contraenti causa di scioglimento del contratto, il contratto stesso prosegue, salva la facoltà delle parti di recedere entro 60 giorni (art. 79, Legge Fallimentare). Ne consegue che il fallimento dell’azienda cedente non determina l’automatica retrocessione dei lavoratori passati alle dipendenze del cessionario e, pertanto, le domande volte ad ottenere la liquidazione della quota di TFR maturata dai lavoratori per il periodo in cui erano alle dipendenze della cedente non possono trovare accoglimento.