Cessioni di oro: regime Iva di inversione contabile

Alle cessioni di polveri d’oro e di paste contenenti polvere d’oro, che vengono impiegate quali materiali nei processi di saldatura dei gioielli, è applicabile ai fini IVA il meccanismo dell’inversione contabile o “reverse charge” (Agenzia delle Entrate – Risposta 18 novembre 2020, n. 13)

Ai fini IVA il mercato dell’oro è disciplinato da uno speciale regime, in base al quale:
– per le cessioni e le operazioni finanziarie riguardanti il cd.”oro da investimento” è prevista l’esenzione IVA, salva l’opzione per l’imponibilità;
– per le cessioni d’oro diverso da quello da investimento, cd. “oro industriale”, si applica il regime dell’inversione contabile.
Più precisamente, il regime dell’inversione contabile o reverse charge si applica per le cessioni imponibili di oro da investimento, nonché per le cessioni di materiale d’oro e per quelle di prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi.
In tal caso, dunque, al pagamento dell’IVA è tenuto il cessionario, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato.
La fattura è emessa dal cedente senza addebito d’imposta, con l’annotazione “inversione contabile” e l’indicazione della norma di riferimento; la stessa deve essere integrata dal cessionario con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e deve essere annotata nel registro delle fatture emesse o dei corrispettivi entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro 15 giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese; inoltre, ai fini della detrazione, deve essere annotata anche nel registro degli acquisti.

Il dubbio sottoposto all’Agenzia delle Entrate riguarda la corretta definizione di “materia prima” e “semilavorato in oro” le cui cessioni sono assoggettate, ai fini IVA, al meccanismo dell’inversione contabile o “reverse charge”, e in particolare se sono riconducibili a tali fattispecie le polveri d’oro e le paste contenenti polvere d’oro che vengono impiegate quali materiali nei processi di saldatura dei gioielli.

In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che con l’espressione “materiale d’oro” e “prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi”, il legislatore abbia inteso fare riferimento all’oro nella sua funzione prevalentemente industriale, ossia di materia prima destinata alla lavorazione, distinta, quindi, dall’oro da investimento.
In particolare, secondo l’U.I.C., nella nozione di “materiale d’oro” rientrano tutte le forme di oro grezzo destinate ad una successiva lavorazione e la caratteristica di “semilavorato” è costituita dall’essere un prodotto privo di uno specifico uso e funzione, vale a dire dall’impossibilità di utilizzare il materiale essendo necessario un ulteriore stadio di lavorazione o trasformazione che ne consenta l’utilizzo da parte del consumatore finale.
Sulla questione è intervenuta anche la Corte di Giustizia Europea che ha evidenziato l’assenza di una specifica definizione ai fini IVA della nozione di “materiale d’oro o prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi”. Il giudice europeo ha precisato che la locuzione “materiale d’oro” può comprendere non solo l’oro allo stato grezzo, ma anche il metallo fino o qualsivoglia materiale composto in parte di oro, mentre se è vero che la locuzione “prodotti semilavorati” designa, nel linguaggio comune, beni già lavorati o trasformati, ma da trasformare ulteriormente, il significato abituale dei suoi termini non consente di determinare allo stesso modo per tutte le versioni linguistiche di quale preciso stadio di trasformazione dei prodotti in questione si tratti, ma soltanto che non sono né prodotti mai stati oggetto di lavorazione o di trasformazione in precedenza né prodotti finiti”.
Ulteriore elemento determinante per stabilire se una cessione di materiale d’oro o di prodotti semilavorati, che non costituiscono un prodotto finito, rientri o meno nell’ambito di applicazione dell’inversione contabile o “reverse charge”, secondo il giudice europeo, è il livello di purezza dell’oro del bene.

Pertanto, secondo l’Agenzia delle Entrate, le “polveri d’oro” e le “paste contenenti polveri d’oro”, impiegate quali materiali nei processi di saldatura dei gioielli, rientrano tra le materie prime e semilavorati cui si applica il regime dell’inversione contabile, sempre che sia garantito il livello di purezza dell’oro richiesto dalla norma (pari o superiore a 325 millesimi).
Con riferimento ai semilavorati cui si applica il regime del reverse charge, ciò che rileva, oltre al requisito necessario della “purezza pari o superiore a 325 millesimi, è che la transazione abbia quale oggetto, di fatto, il valore dell’oro contenuto nel “semilavorato”, più che il prodotto ex se o altri elementi ivi contenuti.
Pertanto, devono ritenersi escluse le “montature di anelli” e le “chiusure per collane e bracciali”, trattandosi di prodotti che, seppur destinati ad essere assemblati per realizzare a tutti gli effetti un prodotto finito, hanno già una propria definita destinazione d’uso (quale montatura o chiusura) e non sono commercializzati per il valore dell’oro ivi contenuto. Viceversa, qualora siano venduti come oreficeria usata da destinare alla fusione ed affinazione, le stesse possono ricomprendersi tra il “materiale d’oro” soggetto al reverse charge, sempre che sia rispettato il requisito della “purezza pari o superiore a 325 millesimi”.